Archivio per aprile 2011

Semla

Non essendo il Vostro un grande appassionato di dolci, “cucina svedese per italiani” non ha finora affrontato granchè il tema. Ad onor del vero, prima di Natale tentai di preparare delle lussekatter, senonchè a causa di – credo – qualche mio errore di traduzione, finii per comprare un lievito sbagliato, o sbagliai le dosi. Come risultato i simpatici dolcini si espansero smisuratamente occupando tutto il mio forno e, probabilmente, se non avessi spento e gettato tutto, avrebbero finito per occupare la mia casa e forse alcune aree a nord/est del centro di Stoccolma.

Questa volta ho perciò deciso di cambiare strategia. Lo Svenska Dagblaget ha pubblicato qualche tempo fa una classifica (grazie A.F.) delle migliori semlor di Stoccolma. Quale miglior modo perciò di occupare il sabato mattina se non quello di recarmi da Vete-Katten (la pasticceria che prepara la semla prima classificata!) a controllare di persona?

Le semlor sono originariamente un dolce tipico carnevalizio. Dato l’apporto calorico, venivano simbolicamente consumate prima di iniziare il periodo di quaresima. Oggi sembra che gli svedesi ne vadano oltremodo ghiotti: le semlor iniziano ad apparire subito dopo Natale e si trovano senza problemi fino a Pasqua. Si tratta di panini dolci (bun) fatti con farina aromatizzata con cardamomo e ripieni di pasta di mandorle morbida. La parte superiore del panino viene tagliata, si ricopre di panna montata, e poi si rimette la parte tagliata a decorazione. Se dalla mia frettolosa descrizione vi sembra che il tutto sia un insopportabile miscuglio di sapori troppo dolci, vi sbagliate: benché il mio campione sia abbastanza limitato (N=1) e quindi non possa giudicare della bontà dei critici dello Svenska Dagblaget, l’esperienza mi ha pienamente soddisfatto (e ve lo dice uno che in genere scambierebbe cento Sacher-torte per una fetta di strolghino).

Quindi, chi dovesse passare da queste parti a breve (oppure il prossimo inverno) non manchi di provare una semla e, se possibile, non manchi di passare da Vete-Katten. Se riuscite a trovarla (è nascosta dentro ad un portone di quello che sembra un normalissimo palazzo di una via centrale di Stoccolma) scoprirete che, oltre ad una pasticceria, è una bellissima caffetteria un po’ retro’, con molte stanze separate, dove, oltre ad abbuffarvi di dolciumi, potrete unirvi ad un’eterogenea clientela svedese e praticare una delle loro attività preferite: fare fika. Il termine (oltre che a farmi probabilmente guadagnare svariate visite provenienti dai motori di ricerca) indica, più o meno, la nostra “pausa caffé”, ma è una vera istituzione nazionale: la fika comprende, oltre ad una o più tazze di caffè, dolciumi vari, e presuppone una certa lentezza e tranquillità, possibilmente accompagnate da un’amabile conversazione. (anche questo tema dovrà essere approfondito in un futuro post).

Come spesso accade, non riesco a fare meno della solita storiella conclusiva. Ora, è fatto noto che la cultura svedese sia caratterizzata da un ideale di ponderatezza e moderazione. Esiste perfino un termine (intraducibile) che indica “la giusta via di mezzo” opposta al “troppo” e al “troppo poco”: lagom. Quanto questo sia vero (e quanto possa essere un fatto positivo o negativo) non è qui mia intenzione di indagare, ma un fatto interessante è che, a leggere un po’ di storia spicciola, i reali svedesi non sempre si sono attenuti a questo principio, anzi.

Qualcuno magari conoscerà la storia di Gustavo II di Svezia, legata a quella che è forse l’attrazione più visitata di Stoccolma: il museo Vasa. Il museo contiene un vascello, in ottime condizioni, recuperato negli anni ’50 del secolo scorso, dopo essere affondato nel 1628. A quanto pare, il re Gustavo II, in guerra – si noti – con il cugino, re di Polonia, decise di costruire un vascello più grande, più pesante, più armato, di quanto fosse possibile con le tecnologie dell’epoca con il risultato che il vascello, il Vasa (dal nome della famiglia reale), affondò praticamente nel porto di Stoccolma appena varato. Questo, se capisco bene, non è lagom.

Tornando a noi, un secolo e mezzo più tardi, un suo successore – re Adolfo Federico di Svezia – è ricordato per essere morto di indigestione, dopo un pasto conclusosi con 14 (quattordici!) semlor, il suo dessert preferito. Se tornate alla foto di sopra sarete probabilmente d’accordo con me che nemmeno questo è lagom.

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