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Cassetta di verdura organica locale

Una comunicazione di servizio per italiani a Stoccolma. Dopo un lungo – e colpevole – ritardo, sono finalmente riuscito a scoprire come rifornirmi di vegetali organici (più o meno) locali. Da ora in poi, per ogni settimana, Årstiderna mi lascerà davanti a casa una cassetta, chiamata LantLådan (letteralmente la “cassetta locale”), piena delle delizie che la terra svedese produce. In questa prima cassetta ho trovato: carote, patate (no comment), fagiolini, un porro, un finocchio, due teste di lattuga rossa, un broccolo e barbabietole (che si meritano il primo piano di sotto). Per chi fosse interessato il contenuto cambia ogni settimana e si può controllare sul sito. Il prezzo è di 245 corone svedesi, che a me sembra un po’ caro, ma dopotutto siamo in Svezia.

Come dicevo il concetto di “locale” sembra abbastanza stiracchiato. I prodotti di questa settimana, per esempio, arrivano dalla fattoria di Marcel e Inge, “una coppia di olandesi – traduco dal sito – che hanno realizzato il loro sogno di crescere ortaggi organici in Svezia” (sarei curioso di conoscere il loro incubo. E di farlo mio), in particolare a Nöbbelöv, in Scania, direi un 600 chilometri a sud di Stoccolma. Del resto, a queste latitudini non è facile coltivare niente di niente, per cui non mi lamento troppo.

Lo slogan che accompagna la LantLådan è: “För de modiga”, ossia “Per i coraggiosi” (che mi ricorda un po’ il logo del mio una volta amato Jameson). Fra qualche mese – settimana? -, infatti, la cassetta conterrà solo cavoli e tuberi vari (nel sito sono più vaghi, e dicono che diventerà “meno verde e più pesante”) e sarà così probabilmente fino a maggio. Comunque: noi si ama mangiare prodotti di stagione e se sono (più o meno) locali e organici (qualunque cosa questo voglia esattamente dire) ancora meglio.

Stay tuned, e arrivederci a presto con la serie “Cento modi gustosi di cucinare il topinambur”.

Biff à la Lindström

Ingredienti (per 4 porzioni):

  • carne macinata di bovino (300 grammi)
  • 3 tuorli d’uovo
  • 1/2 cipolla
  • capperi (30 gr.)
  • barbabietole rosse marinate (150 gr.)
  • sale, pepe bianco
  • burro
  • La non meno appetitosa che violacea via svedese all’hamburger prende il nome, almeno così mi informa Swedish Culinary Classics. Recipes with history and Originality, da tale Henrik Lindström. Il nostro, nato da genitori svedesi e cresciuto a San Pietroburgo, introduce la ricetta nel 1862 quando, nel ristorante di un hotel di Kalmar (ridente cittadina nel sud della Svezia che si affaccia sul mar Baltico) istruisce il cuoco su come preparare il suo speciale tortino di carne. Una certa influenza di sapori russo/orientali (capperi, barbabietole) mi sembra in effetti evidente: per quanto riguarda il contributo svedese mi viene da dire che sia stato quello di mischiare il tutto e farne la solita polpettona, ma è possibile che mi sia perso qualche sottigliezza.

    Per prepararlo tritare abbastanza finemente la cipolla e le barbabietole. Mischiarle con il macinato di carne, aggiungendo al preparato un po’ del succo della marinatura delle barbabietole. Aggiungere poi i tuorli d’uovo, i capperi e, se necessario, un po’ d’acqua. Aggiustare di sale e pepe. Le barbabietole rosse marinate vengono vendute in barattoli come quello della foto qui sotto: la marinatura consiste semplicemente in acqua, aceto, sale e zucchero. Il mio intuito mi dice che in Italia non si trovino (probabilmente la loro diffusione è proibita in aree in cui si possono mangiare verdure vere per gran parte dell’anno), ma forse potete andare in un negozio di gourmand polacchi e vedere cosa riuscite a recuperare.

    A questo punto creare, con il composto, gli hamburger, cercando di renderli il più omogenei possibile, in modo che mantengano durante la cottura la loro forma (nel mio primo maldestro tentativo ho dato vita ad una sorta di ragù à la Lindström, che non era quello che desideravo).

    Fatto questo, riscaldate come al solito un po’ di burro in una padella e, quando sfrigola, cuocete abbastanza velocemente il vostro hamburger svedese sui due lati. L’idea è che debba rimanere più o meno “al sangue” all’interno (non fatevi pero’ sviare dal colore viola della preparazione finita: deriva dalla barbabietola, non dal fatto che la carne sia cruda).

    Mi sbilancio e vi consiglio vivamente di sperimentare questo piatto. Se si trovano le barbabietole è probabile che gli altri ingredienti li abbiate già in casa. Con poca fatica potete fare qualcosa di inconsueto (la scena che immagino è che vi sporgete alla finestra e dite al vicino/a: “ho fatto un po’ di Biff à la Lindström, vuoi assaggiare?”). Alcuni affermano che, in un mondo perfetto, abitato da superuomini che non temono l’affaticamento digestivo, e forse nemmeno la morte stessa, il Biff à la Lindström vada servito a colazione, con sopra un uovo fritto e vodka ghiacciata ad accompagnarlo.


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